A SUON DI ZAMPOGNA… “L’animale sonoro” tanto caro a D’Annunzio

Intorno al 1660 circa, il pittore calabrese Mattia Preti, esegue una delle sue “Adorazioni dei Pastori” più celebri, oggi alla Walker Art Gallery di Liverpool. Un quadro di grandi dimensioni dove al gesto elegante della madonna di svelare al mondo il figlioletto dormiente, seguono quello del giovane a sinistra con il berretto in mano in un inchino, dell’anziano in preghiera, della donna che trasporta sulla testa una cesta, secondo l’uso tipicamente orientale e dei due suonatori di zampogna e di piffero con guance rigonfie, caratteristiche figure da armonia pastorale. L’umanità che traspare soprattutto dai volti è caravaggesca, da premettere che Preti proveniva da quell’ambiente, smorzata da fasci di luce alternati a toni più scuri, effetti tipici tintoretteschi. Devozione e quotidianità si alternano e l’elemento agreste tende a primeggiare in un’altra “Adorazione dei pastori” (primi decenni del 600), quella di Cesare Fracanzano, segnalato per la sua originale rappresentazione del suonatore di zampogna, ritratto in un verismo caravaggesco. Lo zampognaro di Fracanzano, è un pastore e indossa un gilet di lana ricavato dall’agnello, l’animale in cui si indentifica, inoltre, i tratti somatici del viso accentuano i connotati animaleschi. Tiene in mano la zampogna, strumento altrettanto “animale”, la sacca o otre che si gonfia trattenendo il fiato e somigliando al ventre materno, è realizzata in pelle di pecora o capra, sulla quale sono innestati gli chanter, le canne piccole dalle quali fuoriescono gli acuti, e il bordone, la canna grande dalla quale esce un suono grave da basso continuo. Il suo antico nome era il latino utriculus (piccolo otre) che significa appunto ventre materno. In altre rappresentazioni pittoriche, i suonatori di zampogna vengono raffigurati immersi nella natura e distanti dalla scena sacra, come un Dio Pan, esempio eloquente è “L’adorazione dei pastori” (1496) di Luca Signorelli. Il progenitore della zampogna, infatti, è il flauto di Pan. Il mito racconta che il dio Pan, metà uomo e metà capra, si innamora della ninfa Siringa, la quale per sfuggirgli implora suo padre di aiutarla, il quale a sua volta la trasforma in un ciuffo di canne. Pan, impazzito dal dolore, taglia le canne e vi soffia dentro producendo una dolce melodia che gli ricorda la sua amata ninfa Siringa. Al dio Pan si fa risalire l’etimo della cittadina di Panni, conosciuta per la sua zampogna dalla forma particolare e a tre fori, che era costruita e suonata esclusivamente durante la novena natalizia. Ecco come questo antico strumento divenne il rappresentante del Natale, tramandando tradizioni celebri come quella dei “Zampognari”. In Puglia, nella provincia di Lecce, a portare avanti questa tradizione ci sono gli “Zampugnari Ti Nardò”, un gruppo di 5 ragazzi che nel periodo della Santa Novena vanno in giro per il paese a suon di zampogna. In Sicilia tra la zampogna a chiave utilizzata a Monreale (in provincia di Palermo) e quella a paio suonata a Licata (in provincia di Agrigento), l’antica arte di questo strumento viene tramandata con la manifestazione “La Zampogna d’Oro”, che si svolge a Erice. Anche quest’anno, su iniziativa del Comune di Erice e della Fondazione Erice Arte, dall’8 all’11 dicembre, ha avuto luogo, il festival “Zampogne dal Mondo”, Rassegna Internazionale di Musiche e Strumenti Popolari.
Intensamente attratto dall’antica civiltà pastorale e dai suoi arcaici suoni, Gabriele D’Annunzio, con i suoi versi torna a cantare di quell’Abruzzo adriatico e montano, sottolineando il suo legame con la musica e con quel particolare strumento. L’animale sonoro è tanto caro a D’Annunzio, il quale lo cita in molte sue opere e poesie, rivelando una forte sensibilità musicale.
Nel corso degli anni questo arcaico e curioso strumento dal ventre rigonfio, imperfetto perché di origine animale, è stato sostituito da altri strumenti musicali quali l’organetto o la fisarmonica, più perfetti e naturali. Ma la tradizione non si dimentica.

Gianna Panicola