Amministrative Trapani, Peppe Bologna: «questa città ha bisogno di me che so come si fa impresa»

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Peppe Bologna, 66 anni, avvocato, imprenditore e giornalista, è molto noto in città sopratutto per essere stato,fino al 2003, l’editore dell’emittente privata Tele Scirocco,chiusa dopo la vendita delle frequenze a La7. Lo stile di Bologna, immediato e senza remore, gli consente di non usare mezze parole nè sinonimi tenui per addolcire l’amarezza di certi argomenti “caldi” che contraddistinguono questa campagna elettorale. Bologna è sceso in campo per conquistare la poltrona di sindaco a Trapani. Nelle prossime amministrative del 10 giugno, è sostenuto dalla lista “Scirocco”, tanto per restare in tema, nome che riporta inevitabilmente ai suoi trascorsi televisivi. Lo abbiamo intervistato per chiedergli quali siano i suoi programmi, le strategie che intende attuare se verrà eletto primo cittadino.

Peppe Bologna, perchè questa sua discesa in campo?

«Questa città ha bisogno di uno che ha fatto impresa. Finora, fra gli amministratori, c’è stata gente che ha fatto semmai “scassa impresa”. Molti addirittura, non sanno neanche cosa sia, come si gestisca insomma. I Comuni, la Regione e lo Stato, sono oramai, delle aziende pubbliche a tutti gli effetti. Ritengo di avere già dimostrato in passato di essere capace nelle cose che ho fatto, ecco perchè ho deciso a scendere in campo».

Chi l’appoggerà in questa competizione elettorale?

«Una lista che profuma di libertà. Chi la vota, vota un progetto, una squadra di gente normale ma capace, e non un’accozzaglia indefinita di persone eterogenee culturalmente e di provenienza politica che alla fine non garantiscono minimamente una corretta gestione della cosa pubblica. Quando tu ingurgiti tutto e il contrario di tutto,prima poi,l’acidità arriva. In questi casi avviene, per così dire, una naturale esplosione. E’ quasi un fatto chimico».

Cercherete di cogliere il malumore, la scontentezza che aleggia in città da un anno a questa parte?

«Un punto va chiarito e ci tengo a precisare subito che non voglio (e non lo vuole nemmeno la gente che mi appoggia), cavalcare il malessere sociale e che non mi interessa parlare alla pancia alle persone. Questo è da vigliacchi. Bisogna parlare al cuore e alla testa delle gente parlando chiaramente. Bisogna dire, in tutta onestà, che ci sono tante cose da fare e che occorrono iniziative per risolvere i problemi mettendo in atto soluzioni concrete. La progettualità del mio programma elettorale è così semplice e così realizzabile che non c’è bisogno di fare voli pindarici nè di inventarsi ipotetici finanziamenti. Il dato certo è che se un Comune avesse un cassetto pieno di progetti cantierabili, quel comune riceverebbe centinaia di milioni di finanziamenti. Lavorando con questa impostazione e con una squadra di consulenti che stia più a Bruxelles e a Roma e non a Trapani, tutto questo è realizzabile. Non voglio parlare alla pancia della gente perchè è facile, la affascini subito così. Siamo in campagna elettorale, tutti possiamo vincere e tutti perdere. Quando tutto questo finirà, io voglio continuare a camminare con gli occhi dritti e non abbassati».

Dunque c’è bisogno di progetti concreti e di coerenza. Su quali linee si basa il suo programma elettorale?

«Guardi, c’è gente candidata che non ha ancora nemmeno pronta la bozza del progetto che intende portare avanti. Io, contrariamente a loro, siccome non voglio truffare l’elettorato, ho iniziato a lavorare da tempo al mio progetto coinvolgendo la gente da tre mesi a questa parte, interloquendo con i commercianti in modo particolare. Sulla base di sondaggi, di interviste telefoniche, di visite porta a porta, per un totale di 3042 contatti, quello che è emerso l’abbiamo messo in fila e l’abbiamo fatto confluire in buona sostanza nel mio progetto elettorale. Tenga presente che rispetto a quella che era la mia traccia iniziale, un buon 40% è saltato perchè la gente anzichè volere il cavalcavia sulla ferrovia, vuole il sottovia. In questo caso si avrebbe meno impatto ambientale e meno costi persino. Tenga conto che, sorprendentemente, per quanto riguarda il mini termo valorizzatore, la gente per l’89% si è detta favorevole. Abbiamo anche valutato, facendo una media, i casi in cui chi si è detto favorevole, avesse una buona conoscenza dei vantaggi e degli svantaggi della costruzione di un mini termo valorizzatore. Abbiamo fatto per questo una scrematura».

La spazzatura è un problema che attanaglia Trapani. Possibili soluzioni oltre all’eventuale costruzione di un mini termo valorizzatore?

«E’ un problema che si supererà a settembre quando entrerà in funzione il nuovo appaltatore, l’energetikambiente. Il commissario straordinario Messineo non ha tutte le colpe. Si è trovato a gestire una situazione disperata e ha dovuto fare quello che era inevitabile. Se ha aumentato la TARI è perchè 7 o 8 anni fa, l’allora sindaco Fazio, non ha fatto altro che dire “non voglio la differenziata”. Oggi paghiamo lo scotto di questa scelta scellerata. Le persone che hanno sostenuto questi programmi, le troviamo ora candidate nelle varie liste, tranne che in quella dei cinque stelle o nella mia. Non si può proporre il rinnovamento in questi casi proponendo le stesse persone che hanno provocato questi guasti».

Fra tutti i comparti sofferenti a Trapani, settori che meritano la giusta attenzione, ce n’è uno in modo particolare che è di natura particolarmente spinosa. Penso all’aeroporto che di fatto, negli ultimi anni ha portato ricchezza in città e che ora versa in uno stato di crisi. Che fare?

«Io non soltanto auspico una coesione fra l’aeroporto di Birgi e quello di Punta Raisi, ma aggiungo che non abbiamo altra scelta. Se non ci sarà sinergia almeno fra i due aeroporti siciliani, (e aggiungo che auspicherei anche coesione con Comiso e Catania), non abbiamo dove andare. Occorre fare “Sistema Sicilia” per sopravvivere e per superare questa crisi. Io, in tempi non sospetti, circa 28 anni fa, ebbi un’idea antesignana, ovvero fare una società unica fra Airgest e Gesap. Dato che Birgi però non ha quella forza che gli consente di dire vogliamo il 51%,anche perchè le azioni di Airgest sono di proprietà della regione, occorreva semmai fare un atto costitutivo dove Gesap si impegnava ad assicurare al “Vincenzo Florio”, due milioni e mezzo di passeggeri, in arrivo,all’anno. Questo serve a risollevare le sorti di Birgi. Come arrivino i passeggeri e chi li fa arrivare, interessa poco. Naturalmente non si dovrebbe trattare di turisti provenienti da paesi come la Lituania o di altri paesi poveri. Se arrivano persone da Vilnius che ricevono uno stipendio mensile medio di 250/300 euro, come fanno a creare economia? Come fanno a spendere e a spandere a Trapani? In quattro, in una pizzeria, si spende in media 70 euro, mi dice come fanno se per una serata così devono dar via un terzo del loro stipendio?»

Bologna, lei ha nominato Lituania e Vilnius, sta pensando forse a Peoplefly, la compagnia charter di Andrea Caldart che ha sede proprio nella capitale lituana e che è in trattativa con Birgi per consentire nuovi voli?

«Le esperienze passate non sono troppo edificanti per far ben sperare con questa compagnia anche se è necessario aggiungere “mai dire mai”. Andrea Caldart è un broker senza aerei ma non è questo il punto, io semmai dico che a noi non servono i collegamenti con i paesi poveri. A noi servono turisti tedeschi, francesi, inglesi e anche spagnoli. Loro sì che possono spendere».

Secondo lei,Bologna, una sinergia fra Palermo e Birgi sarebbe gradita ai trapanesi?

«Purtroppo questa è una cosa che a noi trapanesi entra poco in testa. Siamo convinti che l’aeroporto sia nostro mentre per il 98% è della regione. Airgest ha però un grande patrimonio che tutti trascuriamo di ricordare e cioè che è una delle poche aziende in Europa che ha una concessione quarantennale. Faccio un esempio, se arrivi tu e ti compri Airgest non è necessario che la concessione funzioni da Trapani, può funzionare anche da Lione, da Malpensa o da Brighton. E’ questo un valore trascurato dai più e che invece rende appetibile acquisire Airgest. Se l’acquisisce un soggetto diverso da Gesap, significa correre il rischio di vedere svenduto un bene che può contare su una concessione così lunga. Allora Vito Riggio*concesse questa autorizzazione che è un patrimonio non da poco. Venticinque anni fa, organizzai un convegno con Assoindustria dove era presente anche Leoluca Orlando. L’argomento era “Isola Isolata” e si auspicava già la sinergia fra Trapani e Palermo non soltanto sotto l’aspetto dell’aeroporto ma anche come linea gommata. E’ mai possibile che fra le due città ci siano soltanto 4 corse di autobus? Se ce ne fossero 12 al giorno sarebbe meglio. Chi arriverebbe in uno dei due aeroporti, potrebbe raggiungere facilmente le due città mettendoci lo stesso tempo che ci mette chi arriva all’aeroporto di Parigi e deve arrivare in città. Da Malpensa a Bergamo ci metto un’ora e mezza, più di quanto ci metto per arrivare a Palermo da Trapani. Non sarebbe scandaloso percorrere 70 km con l’autobus per arrivare nei due capoluoghi siciliani».

Cosa non ha funzionato secondo lei a Birgi?

«L’ex presidente Airgest, Franco Giudice e l’ex direttore generale Giancarlo Guarrera, non hanno fatto altro che scaldare la poltrona su cui erano seduti. Nessuno di questi ha fatto anticamera per essere ricevuto da Easy Jet o dall’Alitalia, ovvero da tutte quelle compagnie aeree a cui, da amministratori Airgest, avrebbero potuto offrire una proposta per invogliarle a volare “da e per” Birgi. Queste persone non hanno fatto altro che sperare che qualcuno facesse e intercedesse al posto loro».

Airgest ha chiesto alle compagnie aeree di mostrare eventualmente il proprio interesse a volare nei nostri cieli ma sono state richieste rimaste inevase. L’ultimo bando ad esempio, in cui solo Ryan Air si è mostrata disponibile, è stato impugnato da Alitalia, a cui, a sua volta, il TAR ha dato ragione.

«Era una storia già scritta. Quel bando fu scritto per chiudere l’aeroporto di Trapani. L’obiettivo non era quello di favorire o meno una compagnia low cost. Quel bando se l’avessimo scritto io e lei, che non siamo avvezzi a scrivere gare d’appalto, forse l’avremmo fatto meglio, senza alcun tallone d’Achille. I punti deboli, in quel bando, furono inseriti di proposito per consentire il ricorso e quindi perdere la stagione estiva»

*(presidente Enac)

Tiziana Sferruggia

 

 

 

 

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