Il paradosso dell’aeroporto Birgi: ci scrive un cittadino

La premessa che un nostro concittadino fa sulla lettera-sfogo inviataci in redazione, è lunga e ben articolata. Avvisa subito che potranno sembrare provocatorie le sue parole e che potranno scatenare i commenti feroci dei cosiddetti leoni da tastiera.

Detto questo, senza preamboli, avvisati a compiere un bel respiro prima di “indignarsi”, pubblichiamo a seguire la lettera giunta a noi stamattina e scritta dall’ingegnere Vincenzo Sammartano.

Cominciamo con una premessa: ritengo che l’aeroporto di Trapani-Birgi sia una condizione
necessaria (non sufficiente) per lo sviluppo turistico della Provincia di Trapani. Con questo spero di
aver calmato quei lettori frettolosi, giustizieri della tastiera, che generalmente si fermano ai titoli e
che invece spero avranno la pazienza di leggere fino in fondo questa opinione. Puramente
personale.
Prima di imbatterci nel Paradosso dell’Aeroporto di Trapani-Birgi, andiamo a leggere nel dizionario
della lingua italiana la definizione di paradosso: “dimostrazione che, partendo da presupposti
generalmente riconosciuti come validi, giunge a conclusioni contrastanti con l’esperienza oppure
intrinsecamente contraddittorie”.
Prendiamo così in esame due famiglie di turisti, che da una città del nord Europa decidono di
passare le vacanze in Sicilia. Precisamente a Marsala. Il punto di partenza è il pianerottolo delle loro
rispettive case. Da qui si parte per l’aeroporto più vicino, che grazie ai voli low cost permette alle
due famiglie di viaggiare spendendo relativamente poco. Una volta all’aeroporto si passa dai banchi
del check-in, dai controlli di sicurezza ed infine in fila per l’imbarco. Dopo qualche decina di
minuti, finalmente, il tanto atteso annuncio: boarding completed, si parte. Dimenticavo. Una
famiglia vola sull’aeroporto di Palermo, l’altra vola sull’aeroporto di Trapani-Birgi.
All’arrivo, per entrambe le famiglie, c’è la stessa identica routine. Si scende dall’aereo, si passa per
il ritiro bagagli per poi dirigersi verso il banco Rental Car. Si, perché la macchina è un mezzo
necessario per una vacanza in Sicilia. Sfido chiunque a visitare Erice, Trapani, Mazara, Calatafimi-
Segesta, Selinunte, Salemi, Petrosino, ….., affidandosi esclusivamente ai trasporti pubblici.
Le due famiglie così si ritrovano nello stesso istante a mettere i bagagli nel cofano delle due
macchine che hanno appena affittato. La vacanza sta cominciando. Adesso direzione Marsala. Così
una famiglia si trova nel parcheggio dell’Aereoporto di Trapani-Birgi mentre l’altra al parcheggio
del Falcone Borsellino di Palermo. Vediamo cosa ci dice google map. Il Falcone Borsellino di
Palermo dista da Marsala centro 102km e 1 ora e 18 minuti di viaggio. Il Vincenzo Florio di
Trapani-Birgi dista da marsala centro 14,8km per 24 minuti di viaggio. La differenza in tempo tra i
due tragitti è di 54 minuti.
Quindi, se crediamo che lo sviluppo economico e turistico di Marsala dipenda solo ed
esclusivamente dalla differenza della distanza temporale tra i tragitti dei due aeroporti ed il centro
città, allora dovremmo cominciare a pensare di realizzare una pista di atterraggio sul nostro
lungomare e cambiare destinazione al Monumento dei Mille, creando un nuovo scalo, con tanto di
check-in, security e gates, riducendo quella distanza temporale di altri 24 minuti. Ovvero il tempo
che dal Vincenzo Florio di Birgi la famiglia impiega per raggiungere con l’auto il centro di Marsala.
Ed ecco dimostrato il Paradosso dell’aeroporto, dove la variabile leva del turismo sta nella distanza
dell’aeroporto al centro città.
Adesso, caro lettore che hai cercato di seguire il mio ragionamento, prima di liberare l’indice e
pollice sulla tastiera dello smartphone ed cominciare ad inondare i social con vari commenti, ti

chiedo di fare un bel respiro, rileggere la premessa in alto e continuare a leggere dal paragrafo
successivo.
Il ragionamento che ho provato a spiegare, dimostra che l’esistenza e lo sviluppo dell’aeroporto di
Trapani-Birgi è una condizione necessaria per lo sviluppo turistico locale, ma non è certamente una
condizione sufficiente a spingere il turista a visitare Marsala, passare le vacanze in città e
soprattutto a ritornare gli anni successivi o a consigliare la meta ad amici e parenti, creando un
volano positivo per la promozione del territorio.
Infatti non sono e non possono essere quei 54 minuti ad impedire al turista di scegliere Marsala.
Bisogna invece capire cosa la Città può offrire e soprattutto cosa potrà offrire in futuro,
considerando anche i cambiamenti globali, che finiranno per condizionare il futuro del bacino del
mediterraneo. E quindi anche di Marsala.
Un semplice esempio. I cambiamenti climatici che ci piacciano o no, stanno modificando le nostre
coste. Certo che la schiera di case e villette costruite tra gli anni 70 e 90 a ridosso delle spiagge non
aiuta a contenere il fenomeno. Ma questa e’ un’alta storia. Cosi’ andando indietro con la memoria,
28 anni fa le spiagge del litorale sud erano larghe. Talmente larghe che c’era chi camminava sul
bagnasciuga, chi si prendeva il sole sulle stuoie mare o chi sulle sdraio e più in là i ragazzini (io
compreso) che giocavano a pallone. C’era lo spazio per tutti. Qualche pallonata fuori bersaglio ogni
tanto c’era. Ma era gestibile, senza troppi richiami e rimproveri. A distanza di 28 anni, alcune di
quelle spiagge non ci sono quasi più. Tuttavia continuiamo ad ignorare il futuro lì davanti a noi,
piantando gli ombrelloni sul bagnasciuga. Non perché vogliamo essere in prima fila. Ma perché,
semplicemente, non c’è più spiaggia.
Un altro esempio che mi viene alla memoria. Esattamente 24 anni fa cominciavo la mia avventura
in Ingegneria all’Università di Palermo. Come tanti mi rivedo aspettando l’autobus con la mia
valigia, lo zaino, la pasta a forno della mamma e via direzione Palermo. Ricordo che con il treno ci
si poteva impiegare oltre due volte e mezzo il tempo che si impiegava con gli autobus di linea. Oggi
non conosco i progressi della linea ferrata, ma non mi stupirei se siamo ancora nelle stesse
condizioni degli inizi anni 90. Così a distanza di 24 anni l’unica differenza tra gli studenti della mia
generazione e gli studenti di oggi sono: i PC portatili, i tablet e gli smartphone.
Questi due semplici esempi mostrano che ci sono inevitabili cambiamenti, che dobbiamo prepararci
ad affrontare, e che non dobbiamo assolutamente ignorare. Proprio come quell’ultimo ombrellone
piantato sul bagnasciuga. Dobbiamo cominciare a farci delle domande, e soprattutto, a darci delle
risposte al di la dei post generici e spesso ingannevoli che si trovano sui social.
Dall’altro canto, non possiamo permetterci il lusso di stare fermi e ritenere che ciò che era valido 20
o 30 anni fa sia ancora valido oggi. Perché a maggior ragione non sarà valido domani.
Così l’aeroporto di Trapani-Birgi non può essere la sola condizione per far crescere stabilmente il
flusso turistico, anche se lo sviluppo dell’aeroporto può, senza dubbio aiutare, come i numeri ed i
passeggeri in transito hanno dimostrato in passato. Tuttavia ci vuole altro. Ci vuole ben altro.
Bisogna cominciare ad analizzare i punti di forza ed i punti di debolezza della città. Si devono
valutare e mitigare i rischi e soprattutto si devono valutare le opportunità. Quelle che una città che si

vuole proiettare nel futuro ha il dovere di cogliere. Va fatto ciò che nel project management si
chiama SWOT analysis. Per i curiosi dello SWOT analysis c’è sempre internet.
Le economie di oggi sono più complesse rispetto a quelle di alcuni decenni fa. Non bastano più
soluzioni uniche ed isolate. Servono soluzioni integrate che mettano insieme risorse e servizi.
Focalizzarsi esclusivamente su come rilanciare l’aeroporto senza sviluppare in parallelo un piano
turistico ed infrastrutturale che valorizzi le unicità locali, è solo una cura palliativa per un territorio
che vive una crisi evidente.
Le soluzioni si possono trovare solo se ci si decide di smetterla di discutere troppo del passato, poco
del presente e non discutere affatto del futuro.
Si dovrebbe ripartire mettendo il futuro al centro del dibattito. E si dovrebbero tenere bene in mente
due massime. Una di Seneca. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.
Mentre l’altra è di uno scrittore britannico che recita: “You can’t go back and change the
beginning, but you can start where you are and change the ending.”(Non puoi ritornare indietro e
cambiare l’inizio, ma puoi cominciare da dove sei e cambiare la fine).
In verità, aggiungerei che non si può cambiare il passato, ma dal passato si può imparare al fine di
evitare di incappare negli stessi errori nel futuro.
Non credo sia più il tempo di cilindri e conigli con annessa bacchetta magica. Bisogna partire dalle
idee e mi piace pensare che le idee non appartengono al singolo, ma alla comunità che le sostiene.

Vincenzo Sammartano

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