«Vi racconto Paolo, il mio nuovo personaggio cinematografico»: Francesco Torre parla del suo film “americano”

Alto, magro, bello. Ventisette anni di cui 10 passati dentro la grande magia millenaria che è il θέατρον ,théatron, che significa appunto “spettacolo, rappresentazione”, percezione inimitabilmente viva e pulsante di sentimenti, paure, ansie, gelosie e passioni che arrivano al pubblico insieme alle più piccole increspature della voce. Francesco Torre, marsalese, è attore e regista, autore e anche attento spettatore secondo la definizione che egli dà di sè. Sarà protagonista di un film di cui molte scene si gireranno in Sicilia, in particolare a Trapani e a Marsala, un bel trampolino che potrebbe rappresentare la svolta nella carriera di questo giovane figlio “eccellente” della nostra terra. Lo abbiamo intervistato proprio durante le riprese del primo ciak trapanese.

Francesco Torre, sarai protagonista di un bel film la cui produzione statunitense ha deciso di ambientarlo proprio qui, dalle nostre parti. Un bel traguardo, un bel punto di partenza. Vuoi parlarci di quello che hai fatto prima di arrivare a questo importante ruolo?

« Per un attore non è semplice lavorare in questo periodo in Italia quindi ognuno deve, per così dire, inventare e inventarsi qualcosa. Mi è stato proposto di lavorare a Marsala come insegnante e ho insegnato anche a Sciacca, al Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Sciacca tramite la mia Accademia, ovvero l’Accademia del Teatro Greco di Siracusa dove mi sono diplomato nel 2016. Con gli studenti abbiamo messo su uno spettacolo teatrale che ha partecipato al Festival Internazionale dei Giovani di Palazzolo Acreide, un piccolo comune in provincia di Siracusa. Si trattava di una nota tragedia greca, “La Medea” arrangiata in chiave moderna, molto particolare, un’interpretazione dell’antico che si avvicina al mio modo di fare regia. Ultimamente mi interessa molto fare questo tipo di esperienza ».

Come mai la scelta di fare anche il regista?

« Fare il regista consente di conoscere il teatro da tutti i punti di vista. E’ un pò limitante che un attore faccia solo l’attore. Oramai in Italia e in Europa sopratutto, (perchè siamo in Europa, ricordiamocelo), un attore deve essere anche un autore, un regista, un ottimo spettatore, ovvero uno spettatore competente. Non può e non deve essere dunque “soltanto” un mero esecutore anche perchè in Italia di esecutori ne abbiamo già tanti. Ne abbiamo avuti di grandissimi nel passato ma è finito il periodo in cui si poteva essere “solo” questo. Ormai il teatro sta cambiando e anche la concezione del cinema. Sto cercando anche di lavorare su questo, su queste modalità nuove di espressione che è sì la regia ma anche la scrittura e gli adattamenti teatrali».

Hai iniziato che eri un ragazzino, un piccolo bilancio di queste scene di palcoscenico calcate oramai da 10 anni.

« Ho spento le mie prime 10 candeline per festeggiare il mio esordio, appena diciassettenne a Teatro. Sono diventato professionista da circa sette anni».

Chi o cosa è stato il trait d’union fra te e questo nuovo film che stai girando nelle nostre zone?

« Il Trait d’union è stata Tiziana Deodato, ovvero la mia agenzia che mi ha proposto di fare un provino a Trapani dove stavano cercando dei ruoli per la mia età. Sono andato a vedere come era la situazione e all’inizio ero un pò scettico. Avevo 1000 persone davanti, tutti aspiranti a quel ruolo. I provini con molte persone sono un pò farlocchi. Solitamente servono a chi li fa per raggranellare dei contributi dal ministero. Se fai molti provini e in più parti d’Italia, puoi ambire ai fondi che serviranno per produrre il film».

Però, nonostante le tue paure e il tuo scetticismo, in questo “immenso” provino trapanese è andata bene. Ti hanno preso addirittura per interpretare il ruolo del protagonista.

« E’ andata bene perchè in un certo senso si sono fidati di me. Hanno notato una certa somiglianza tra me e il personaggio che interpreto, Paolo, un uomo realmente esistito e a cui è stato dedicato il film».

Parlaci di “Paolo” , il tuo personaggio.

« Guarda, nonostante io non abbia una perfetta dizione inglese, alla produzione è piaciuto il mio modo di parlare questa lingua. Paolo è un giovane ex avvocato che lascia l’avvocatura per motivi di salute. Gli è venuta un’ulcera in sostanza e decide così di aiutare i genitori, in modo particolare, il padre ed il fratello a portare avanti il Bad and Breakfast che hanno a Ravanusa. Ma Paolo vuole fare altro, vuole scrivere per il teatro, fare il regista ma i genitori non lo appoggiano. Questo genera contrasti, liti, dissensi. Il conflitto col padre è molto accentuato in questo film. In una scena che sarà girata a Marsala, a Teatro, sarà presente anche il padre che forse si rende conto di non aver creduto troppo negli ideali, nei sogni del figlio. Paolo mette in scena proprio la vita dei genitori anche se proprio lì si consumerà il cambiamento totale ed inaspettato del carattere di Paolo che diventerà un uomo “pericoloso”, più cinico insomma. Non apprezzerà fino in fondo il proprio spettacolo anche se il pubblico lo acclama. Non sempre, come sappiamo, ciò che non soddisfa noi magari piace ai più».

Tiziana Sferruggia

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