Trapani dovrà restituire alla Regione i fondi per la democrazia partecipata. La Barbera chiede spiegazioni

Nel 2014, la legge regionale n. 5/2014, al comma 1 dell’art. 6, obbligava i Comuni siciliani a destinare una quota non inferire al  2% dei trasferimenti regionali a forme di democrazia partecipata. Si intende con ciò l’utilizzo di strumenti che coinvolgano la cittadinanza nella scelta di azioni di interesse comune.

L’anno successivo, il comma 2 della legge n. 9/2015 stabilì che i Comuni sono tenuti al rispetto della legge  sovra citata e che il suo mancato adempimento avrebbe comportato l’obbligo di restituzione delle somme non utilizzate.

Di recente si è diffusa la notizia che la Regione avrebbe sanzionato alcuni Comuni proprio perché non rispettosi dell’obbligo di legge. Tra questi c’è anche il Comune di Trapani.

Della questione si è interessata il consigliere comunale Claudia La Barbera che ha interpellato, per iscritto, l’amministrazione comunale trapanese per conoscere a quanto ammontano gli stazionamenti regionali per la democrazia partecipata in relazione agli anni 2018 e 2019 e le somme non spese e, di conseguenza, quale sia stata la motivazione per cui tale somma non è stata fruita per i fini previsti.

“La restituzione di tali somme – scrive La Barbera al Comune  di Trapani –  sarebbe una vera e propria occasione persa per poter sostenere parte della spesa pubblica comunale con fondi non a carico del bilancio comunale. In ogni caso e comunque  – continua La Barbera – un vero e proprio disinteresse di codesta Amministrazione a forme di democrazia partecipata”.

Da quanto ci risulta, il Comune di Trapani dovrà restituire alla Regione più di 33 mila euro non avendo speso nulla a tal fine.

Più di 2 milioni di euro complessivamente i fondi non utilizzati dai vari Comuni siciliani che dovranno tornare alla Regione perché non spesi. Tanti i Comuni del Trapanese che non ne hanno usufruito: oltre Trapani anche Marsala (più di 28 mila euro)  e Favignana (più di 46 mila euro).