Obbligo vaccinazione antinfluenzale,Fsi-Usae: “ragionevole ma competenza dello Stato, chiesta a Musumeci e Razza la revoca”

La Fsi-Usae Federazione Sindacati Indipendenti organizzazione costituente della confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei, ha inviato, in data odierna, all’Assessorato Regionale della Salute – e, per conoscenza, al Presidente della Regione, Musumeci – una nota di contestazione avverso l’art.10 del D.A. n.743 del 13.08.2020, che, nell’ambito della “campagna di vaccinazione antinfluenzale 2020/2021”, ha introdotto l’obbligo della vaccinazione antinfluenzale “anche” a tutto il personale sanitario e sociosanitario operante in ambito regionale, pena il divieto di accesso ai rispettivi luoghi di lavoro. Trattasi, infatti, di una misura che, al di là della sua ragionevolezza, esula dalla sfera di competenza regionale, sì come, di recente confermato, dal TAR Lazio, con sentenza n.10048/20, che ha annullato l’ordinanza con la quale il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, lo scorso 17 aprile aveva disposto l’obbligatorietà di tale trattamento sanitario.

Sottolineano, correttamente, i Giudici che “la normativa emergenziale COVID non ammette simili interventi regionali in materia di vaccinazioni obbligatorie … l’ordinamento costituzionale non tollera interventi regionali di questo genere”; interventi che rimangono di esclusivo appannaggio del potere centrale, in quanto il vaccino costituisce un trattamento sanitario da imporre ai singoli cittadini a tutela di un diritto costituzionalmente riconosciuto, quale quello alla salute.

Ci auspichiamo, pertanto, che l’Assessorato Regionale della Salute revochiin tempi celeri, tale provvedimento, aderendo all’orientamento espresso dai Giudici amministrativi. Posto, dunque, che la decisione di sottoporsi al trattamento sanitario di cui si discute dev’essere libera e, di certo, non obbligatoria, si evidenzia, purtuttavia, come recenti studi clinici e di sorveglianza farmacologica, “raccomandino” il vaccino antinfluenzale in quanto misura idonea a combattere direttamente il Coronavirus: “abbiamo confrontato – scrive Mauro Amato, ricercatore del Centro cardiologico Monzino di Milano -Regione per Regione, i tassi di copertura vaccinale negli over 65 con il numero di contagi e altri tre indici di severità clinica della malattia: il numero di ospedalizzazioni per Covid-19, il numero di ricoverati in terapia intensiva e il numero di deceduti per l’infezione. Tutte le analisi hanno confermato che i tassi di diffusione e la gravità del virus Sars-CoV-2 sono inversamente proporzionali al tasso di vaccinazione antinfluenzale: meno vaccini, più Covid-19”.

Il vaccino antinfluenzale, dunque, oltre a ridurre la circolazione dell’influenza e ad arginare le conseguenze di Covid-19, eviterebbe, altresì, il decongestionamento delle strutture sanitarie regionali, in quanto, agevolerebbe le c.d. “diagnosi differenziali”, distinguendo i sintomi dell’influenza stagionale (che in questo modo non dovrebbe sorgere proprio per via della predetta vaccinazione obbligatoria) da quelli del SARS-Cov-2. I componenti della Segreteria Regionale Fsi-Usae Pier Paolo di Marco, Salvatore Ballacchino, Salvatore Bracchitta, Renzo Spada, Maurizio Cirignotta, Salvatore Di Natale e Calogero Coniglio invitano, pertanto, in quanto soggetti maggiormente esposti a rischio contagio Covid, a valutare, con dovizia di particolari, l’opportunità di eseguire o meno il vaccino antinfluenzale, soprattutto in previsione di una possibile seconda ondata dell’epidemia.