Prada e il ritorno corpo, fisico è intimo

Sfilata Prada Uomo AI21

Abbiamo tutti bisogno di tornare al contatto umano: nasce da questa consapevolezza la sfilata Prada per il prossimo inverno, che traduce l’insopprimibile esigenza di scambio fisico in un capo passepartout che accompagna ogni look, la ‘long john’, la tuta intera dell’intimo maschile di una volta, proposta in versione jacquard e portata da sola o sotto il completo da uomo. Se a Miuccia Prada ricorda proprio l’underwear e la vede un po’ sexy e un po’ romantica, con richiami al mondo del bambino ma anche all’allure delle rockstar, per il condirettore creativo Raf Simons evoca maggiormente la virilità del cowboy, ma la necessità cui risponde è sempre la stessa: tornare al tatto, a un feeling fisico di morbidezza e protezione, come quello che sentiamo tutti in questi tempi di pandemia.

Questo perché – riflette Miuccia Prada in un colloquio con gli studenti delle scuole di moda di ogni parte del mondo, trasmesso online subito dopo la sfilata – “la ragione degli abiti è esprimere al meglio le tue idee e la tua personalità, soprattutto in un momento come questo. Le persone sono l’unica cosa che conta, gli abiti sono al loro servizio”.
Ed ecco che questa collezione – aggiunge Simons – “parla di comfort, protezione, bellezza, di morbidezza e durezza, di tattilità e sensualità, per esprimere la realtà del mondo e le varie sensazioni che ci prova”.

Una duplicità che emerge subito dal set dello show, uno spazio astratto ideato da Rem Koolhaas e AMO, sospeso tra esterno e interno, tra marmi e pellicce, dove i modelli non solo sfilano, ma si lasciano anche andare a una danza liberatoria. In moda questo duplice movimento si traduce in pantaloni dalla silhouette asciutta e in giubbini e cappotti – mono o doppiopetto – dai volumi più importanti, ma soprattutto in tessuti tattili, dalla maglieria jacquard a motivi geometrici ai pellami, dal re-nylon al tweed bouclé, dai classici gessati in lana alla pelle dei bomber dai colori forti. Un contrasto tra pezzi intimi e sartoriali pensato – sottolineano entrambi – non per costruire un racconto ma per trasmettere una sensazione, anche senza una sfilata vera, con il pubblico in sala. “E’ un grande cambiamento – chiosa Miuccia Prada – stiamo cercando relazioni umane attraverso la tecnologia, provando a non essere al suo servizio ma a usarla per trasmettere le nostre idee”. E così il set, l’architettura dello show, ci parlano della “bolla” in cui stiamo vivendo, mentre i capi sono la diretta espressione “dei nostri sentimenti rispetto a questo momento, a come ci comportiamo – conclude Simons – rispetto alla situazione che stiamo vivendo”.