Immobili abbandonati a Catania, Saverino: “Un lavoro certosino, durato anni, con il preciso compito di non farli finire nel dimenticatoio”

Ben vengano i lavori del cantiere di welfare culturale per la condivisione e coprogettazione degli edifici pubblici dismessi. E’ bene ricordare però che già nella scorsa legislatura, quando ricoprivo la carica di vice presidente della Commissione Comunale al Patrimonio, la sottoscritta Ersilia Saverino, insieme agli altri componenti della suddetta commissione, tra le varie sedute itineranti e conferenze dei servizi effettuati in cinque anni di duro lavoro, riuscì a realizzare un elenco di immobili e strutture abbandonate, vandalizzate e degradate sparse per tutta Catania con il preciso obiettivo di non farle finire nel dimenticatoio.

1.      Piazza Lupo

2.      Piazza Palestro

3.      Villa via Merlino

4.      Parco Monte Po

5.      Ex Palazzo delle Poste

6.      Monumento ai Caduti

7.      Palazzo di via Cronato

8.      Palestra Atletica Pesante

9.      Via Ala

10.    Ex scuola Padre Santo di Guardo

11.    Spazio Cervantes

12.    Centro Polifunzionale San Leone

13.    Campo IV novembre

14.    Via Toledo

15.    Largo Piasiello

16.    Zona industriale

17.    Monumento ai Caduti

18.    Confcommercio per spaccate e mancanza di Sicurezza

19.    Prostituzione e immobili abbandonati via Sturzo e via Di Prima

20.    Lavatoio e Casbah di Cibali

21.    Le controllerie daziarie della Stazione e di Canalicchio

Insieme ai componenti ed ai tecnici, attraverso un lavoro mai compiuto prima, preparammo un vademecum dettagliato. Tassello dopo tassello formammo un quadro generale di indubbio spessore per evitare altri sprechi alla collettività. Il nostro scopo fu quello di ottimizzare il patrimonio di Palazzo degli Elefanti. E, a distanza di anni, posso dire che  ci riuscimmo su vari fronti. In particolare, raggiunto lo scopo di vendere le palazzine di via Bernini, furono affrontati altri nodi ancora insoluti con l’intento e l’indicazione di fare cassa vendendoli o affidandoli temporaneamente ai privati. Si doveva partire dalla villa di via Merlino. Poi sarebbe stata la volta dell’ex scuola Padre Santo di Guardo a San Giovanni Galermo, il Palazzo di via Cronato, Lo spazio Cervantes di via Santa Sofia, l’impianto di via Toledo, il parco di Monte Po e molti altri ancora. Perché il problema del vandalismo e dei furti ai beni del comune riguarda tutto ciò che resta inutilizzato o lasciato al proprio destino tra l’indifferenza generale. Allora l’intento della nostra commissione fu di avviare un processo di recupero di parchi, palazzi e piazze per istallarci, con la collaborazione dei commercianti, sportelli e servizi riducendo così la voce comunale legata agli affitti passivi e al vandalismo. Un settore da centinaia di migliaia di euro l’anno. Il processo di valorizzazione che, ieri come oggi, potrebbe creare un circuito virtuoso per lo sviluppo della città. Avviare bandi di gara, nel pieno rispetto di leggi e regole, servirebbe ad affidare a privati quelle strutture che il comune non può gestire: immobili inutilizzati che possano servire a fare cassa. La questione dell’ex scuola “Brancati” e di quella di via Toledo devono far riflettere. Eccome. La proposta è quella di accelerare i processi di assegnazione, attraverso bando pubblico, per cambiare il volto della città. L’aiuto degli imprenditori, che vogliono scommettere su Catania, diventa indispensabile per salvare piazze, ville, palazzine e parchi. Già in passato, associazioni e singoli gruppetti di cittadini, avevano deciso di occupare immobili comunali vandalizzati nel tentativo di fare qualcosa di concreto per il loro quartiere. Iniziative lodevoli ma che devono essere compiute dall’amministrazione comunale. Recepito il messaggio, le istituzioni devono fare in modo che simili impianti non vengano mai più devastati. I lunghi iter burocratici hanno il solo effetto di affidare il nostro patrimonio, che resta spesso senza controlli, a vandali e teppisti. Degrado su degrado ed alla fine a perderci è sempre la cittadinanza. L’ immobilismo blocca il processo di sviluppo della città e non porta da nessuna parte.