Decreto Sostegni, aiuti e riaperture. Ne parliamo con Giulio Bellan

Decreto  Sostegni e Sostegni bis, riaperture, coprifuoco, aiuti alle imprese e alle famiglie e soprattutto, gettando lo sguardo un pò più in là, il vero rilancio dell’economia di un Paese che ha bisogno di ripartire: sul tavolo del Governo in questio giorni ci sono decisioni vitali da prendere e molte ipotesi, alcune delle quali fanno già discutere…

Ne parliamo con il dott. commercialista Giulio Bellan.

Dott. Bellan, cosa è cambiato con il Governo Draghi?

Il Decreto Sostegni ha dato un aiuto economico alle imprese che hanno subito l’impatto della pandemia. Rispetto ai decreti del Governo precedente, è cambiato il meccanismo di calcolo. Prima veniva preso in considerazione solo un mese e si lamentava il fatto che questo poteva non corrispondere all’effettivo andamento dell’intero anno. Con il Decreto Sostegni invece si prendono in considerazione gli anni 2019-2020 in base ai quali si calcola il calo medio e un ristoro in percentuale. In realtà si tratta di un sostegno poco consistente. Speravamo di più.  Se si guarda, ad esempio, il guadagno di un ristorante in un mese e si calcola una percentuale in base ad esso non emergeranno grandi cifre. E’ veramente poco per un settore in serie difficoltà. Ci sono addirittura ristoratori che non hanno avuto nessun sostegno perché non sono arrivati ad una perdita del 30%. Per non parlare poi di altri settori come il wedding o il mondo dello spettacolo

E col il Sostegni Bis?

Il Governo Draghi sta cercando di programmare la riapertura del settore della ristorazione che ha un grandissimo indotto, dal settore vinicolo al food. E’ uno dei settori che, dopo un anno mezzo di chiusure, riaperture e nuove chiusure, sta risentendo maggiormente della situazione attuale. Il Decreto è ancora al varo ma sappiamo che si baserà su tre pilastri: la programmazione delle riaperture, i sostegni economici e gli investimenti da parte del Governo per il rilancio dell’economia. Per quanto riguarda le aperture, nelle zone gialle si ipotizza l’apertura di ristoranti sia a pranzo che a cena all’aperto ma il clima è ancora incerto e non è facile. Chiudere alle 22.00 è altrettanto complicato. Dovrebbero riaprire palestre e teatri, altri settori in grande crisi. Anchq qui sorgono problemi: le palestre, ad esempio, nella stagione estiva di solito non lavorano molto.

E gli aiuti?

Ci saranno aiuti sia per le famiglie che per le imprese. A mio parere, il problema sono le riaperture, anche a livello psicologico e di fiducia. L’Italia sta gestendo male la ripartenza. Tante regioni sono in zona arancione, gli spostamenti sono limitati,  si parla di patentino ma ancora non è chiaro cosa sia.

Un nodo importante è quello del blocco dei licenziamenti…

Da un lato è necessario ma, dall’altro, penalizza l’impresa che si trova il dipendente a carico, soprattutto perché la cassa integrazione, in modo particolare nei primi mesi dell’anno scorso, è arrivata molto in ritardo.  Bisogna dire che ora comunque si procede più velocemente.

Cosa ci aspetta nel futuro a breve e lungo termine?

Temo che ora vedremo l’effetto vero della pandemia.  Dopo il lockdown c’è stata la riapertura e le aziende sono riuscite a vendere ciò che avevano dentro. Ora c’è la nuova produzione invenduta. Qui si generano i problemi economici. Per questo credo che riaprire è fondamentale. Le aziende avevano magari qualche risparmio e sono riuscite a sopravvivere ma ora stanno grattando il fondo del barile.

Le prossime mosse saranno decisive. Se si fa un passo falso, si rischia di fare un danno irreparabile all’economia. Si sono bruciati miliardi di PIL.

Abbiamo un deficit al 12%,. Draghi sostiene che entro il 2025 dovremmo tornare sotto il 3%. Mira però alla crescita economica che non avviene con i sostegni ma con gli investimenti. C’è un buon piano d’investimenti per dare una spunta propulsiva al Paese. Vedremo se sarà effettivamente portato a termine. Probabilmente, dopo la pandemia, i parametri di Maastricht varieranno.

L’Unione Europa poteva dare qualcosa in più?

A mio parere non abbiamo avuto potere contrattuale. Non siamo stati credibili.