Mazara, escavazione porto canale: la filiera ittica in stato di agitazione

Resta ferma al palo la questione escavazione per il fiume Mazaro di Mazara del Vallo. Quello conosciuto da tutti come il porto peschereccio più grande d’Italia è ancora insabbiato e inaccessibile a causa della presenza nel fondale di fanghi e detriti accumulatisi negli anni. Dopo la decisione da parte dell’Assessorato Territorio e Ambiente di rispettare il decreto 173/2016 e salvaguardare la Laguna di Tonnarella, meglio conosciuta come “Colmata B”, se da un lato a sorridere sono gli ambientalisti dall’altro la stessa cosa non si può dire per il Coordinamento Territoriale Filiera Ittica Mazara, che ha proclamato ancora una volta lo stato di agitazione scrivendo una lettera all’assessore Maurizio Croce, per chiedere chiarimenti e delucidazione, anche in previsione di ogni possibile azione di tutela legale al riguardo, in ordine alla decisione di prevedere si il dragaggio al porto canale, ma una destinazione diversa per i fanghi di risulta. Decisione, che di fatto, vista la pigrizia da parte dell’Amministrazione Comunale di trovare un’altra destinazione rispettando il decreto, blocca tutto il comparto per il quale imperversa una perdurante crisi.
A sostegno del Coordinamento Filiera Ittica mazarese e in quanto facente parte con il Distretto della Pesca e Crescita Blu dii cui è presidente, c’è Giovanni Tumbiolo che in un comunicato ufficiale dello stesso distretto dichiara: «Il diniego al collocamento dei materiali dragati della cosiddetta “Colmata B”, cioè un’area individuata a tale scopo dal piano regolatore portuale, regolarmente approvato dall’Assessorato regionale al Territorio –ha spiegato il presidente del Distretto Giovanni Tumbiolo- rischia fatalmente di soffocare ogni legittima speranza di avere un porto navigabile e rischia di affossare definitivamente Mazara e con essa l’economia ittica siciliana. I danni causati da questa paradossale disfunzione sono incalcolabili. Un errore politico imperdonabile, oltre che un fardello che l’Assessore al Territorio (forse inconsapevole e mal informato da una burocrazia timorosa e superficiale) potrebbe portarsi per sempre sulla coscienza. Tuttavia stiamo collaborando con tutte le competenti Amministrazioni per tentare di risolvere la questione del trattamento, dello sversamento e del possibile riutilizzo dei materiali estratti.
Il Coordinamento ha proclamato lo stato di agitazione permanente del settore non escludendo azioni clamorose per la riaffermazione della dignità di tutti gli armatori, pescatori ed operatori marittimi e portuali che subiscono da anni una insopportabile ingiustizia: la privazione della fonte principale di vita per loro e le loro famiglie, cioè l’uso del porto di Mazara, che ha contribuito al prosciugamento economico e sociale dell’intera Città
».