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”Itria”, apre la seconda rassegna clandestini al Museo di Messina

Al via l’importante rassegna di quattro spettacoli “ClanDestini” del Clan degli Attori al Museo regionale interdisciplinare di Messina. 

Si comincia venerdì 23 e sabato 24 febbraio alle ore 21:00 con “Itria”. Testo e regia Aurora Miriam Scala, aiuto regia e movimenti di scena Maria Chiara Pellitteri, con Aurora Miriam Scala, voce off Cinzia Maccagnano, Alessandro Romano, Valerio Puppo, Peppe Vigneri, Andrea Maiorca, Corrado Scala, supporto tecnico Valerio Puppo, scene ecostumi Freezer0_lab, produzione La bottega del pane.

Lo spettacolo ha vinto il primo premio al Doit Festival di Roma e il premio giuria giovani Adriano Sgobba; il primo premio al Festival Ethnos Generazioni, San Giorgio a Cremano (Napoli); il premio Miglior drammaturgia italiana e menzione speciale della stampa al Festival Internazionale di corti teatrali Teatri Riflessi 2022 Catania; il Premio Letterario Teatro Aurelio di Roma – sezione drammaturgia teatrale.

Ci troviamo in una stanza della mente. In un tempo non tempo, in un luogo non luogo, a ricordare. Colei che ricorda è Itria: una donna siciliana. Il suo è un repitu, un lamento funebre. Dal lamento parte il racconto, dal dolore viscerale. Tutto si accavalla come in un vortice di ricordi e di emozioni, un continuo susseguirsi di flashback e di bruschi ritorni al presente che fanno di Itria l’unica voce capace di evocare tutti i protagonisti di questa misteriosa pagina della storia italiana.

La scena è avvolta da un grande velo da sposa. Un bianco tulle dentro al quale Itria ricorda. La purezza dell’amore e le brutture di un mondo che la vuole ancora schiava nella sua stessa terra. Il velo, simbolo del matrimonio per eccellenza, cambierà aspetto e forma: diventerà simbolo virginale, regno dell’intimità, lenzuolo steso, rete aggrovigliata, nella quale resterà intrappolata suo malgrado. Ricorderà in mezzo a quel bianco tulle le risate in famiglia, le parole taglienti del potere, la pioggia d’estate sotto la quale danzerà spensierata e gioiosa, l’assalto delle camionette, gli spari.

Il due Dicembre 1968, uno sciopero pacifico e non violento si trasforma in un eccidio. I Braccianti di Avola scioperano per chiedere la parità. Vogliono essere pagati 3.480 lire e lavorare 7 ore e mezza esattamente come i braccianti della zona limitrofa. Vogliono che anche nelle campagne della Sicilia Sud Orientale si attui il controllo sulle assunzioni, e che il mercato di piazza non sia più il metodo col quale scegliere i lavoratori, come fossero bestiame.

Itria ha tre figli ed è la moglie di Giuseppe Scibilia, bracciante di 46 anni, anche lui partecipe della protesta. Nella mente di Itria ogni ricordo è chiaro. Ogni istante.

Dopo giorni e giorni di richieste da parte dei sindacati, i braccianti non riescono a ottenere risposte dai proprietari terrieri, non c’è dialogo, non c’è apertura. Si decide per il blocco stradale.

La celere irrompe ad Avola, nella statale 115, sparando ad altezza d’uomo. Decine e decine di feriti e due morti. Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona perdono la vita. Orde di giornalisti accorrono a raccontare l’accaduto. “I fatti di Avola” diventano l’emblema della lotta sindacale. I politici del tempo assicurarono: “si andrà fino in fondo alla faccenda”.

In quegli anni tormentati e pieni di rivolte, solitamente legate al Nord Italia, si staglia come un faro la storia dei Fatti di Avola. Un accadimento di straordinaria importanza nella Storia della lotta Siciliana contro la Mafia dei proprietari terrieri e del caporalato; tenuto nel dimenticatoio, lasciato marcire dietro al diktat del segreto di Stato. Una Storia che poi assume un valore nazionale nella misura in cui diventa la scintilla che porterà alla stesura dello Statuto del diritto dei lavoratori. Dopo più di 50 anni dal fatto nessuno ha mai saputo la verità. Nessun colpevole, nessuna risposta.

La vicenda è interamente raccontata dalla voce di Itria, la moglie del defunto Scibilia, la quale ci racconta una vicenda che è insieme privata e pubblica. Da una parte il racconto dei fatti-della storia sindacale- dall’altro la vita privata, la quotidianità interrotta da un potere soffocante che li vuole “Schiacciare comu fummicule”.

Itria è una donna vicina alla lotta mentre il marito è in vita e anche dopo la sua morte. Non smetterà mai di chiedere risposte e di bussare alle porte di uomini di potere che mai gliene daranno.

Itria crescerà tre figli da sola, con dignità e fede senza mai smettere di chiedere “Cu ammazzau a Peppe? A me maritu”.

Aurora Miriam Scala e Maria Chiara Pellitteri si diplomano all’Accademia del Dramma Antico “Giusto Monaco” (INDA – SR) nel triennio 2015-2018. 

Dopo il diploma iniziano il loro percorso artistico nella compagnia Bottega del pane, già esistente da 25 anni, dando vita alla sezione “Young”, dedicata alla giovane drammaturgia contemporanea.

Insieme iniziano un percorso che le porta a indagare il teatro ragazzi e quello civile. Collaborano intensamente con enti,

scuole, comuni e fondazioni combattendo la povertà educativa attraverso il teatro.

ITRIA

Testo e regia Aurora Miriam Scala

Aiuto regia e movimenti di scena Maria Chiara Pellitteri

Con Aurora Miriam Scala

Voce off Cinzia Maccagnano, Alessandro Romano, Valerio Puppo, Peppe Vigneri, Andrea Maiorca, Corrado Scala

Supporto tecnico Valerio Puppo Scene e costumi Freezer0_lab

Produzione La bottega del pane

Per assistere agli spettacoli della rassegna ClanDestini, presso il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, in viale della Libertà 465, è obbligatoria la prenotazione al n. 388.8110618 (chiamate o whatsapp). 

Inizio spettacoli ore 21:00

Biglietto € 15

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